Circa due settimane fa, l’annuncio da parte del Presidente della Repubblica, di assegnare l’incarico di condurre il paese fuori dalla crisi a Mario Draghi, ha certamente rappresentato una svolta fondamentale nella politica italiana. La reazione ha scosso positivamente il mercato, lo spread tra i nostri titoli di stato e il Bund tedesco non raggiungeva livelli così bassi dal 2015, un’iniezione di fiducia verso il nuovo nascente esecutivo che fa riflettere sulla figura del nuovo premier.

 

L’esperienza alle spalle del nuovo Presidente del Consiglio è notevole. Lo testimoniano gli otto anni come Presidente della BCE durante i quali divenne famoso per il suo “Whatever it takes” pronunciato a Londra nel 2012.

Il mandato di Draghi come presidente della Banca Centrale non si aprì nel migliore dei modi. Infatti, l’imperversare della paura nei mercati finanziari per l’aumento del debito sovrano in certi paesi dell’Eurozona aveva creato delle frizioni nei mercati finanziari stessi. Un primo segnale fu quello del l’aumento dei rendimenti dei CDS della Grecia, che, secondo quanto riportato da Bloomberg, nell’aprile 2012 arrivarono a 25.000 punti. Un’ulteriore fonte di preoccupazione fu il vertiginoso aumento del rapporto debito/PIL di alcuni paesi Europei, quali Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia (PIIGS).

L’evolversi della crisi dimostrò di come le politiche incentrate sull’inflation targeting attuate fino a quel momento dalla BCE non riuscivano a distendere il clima teso nei mercati finanziari; per questo il Consiglio Direttivo, guidato da Draghi stesso, decise di intraprendere nuove misure eccezionali, mettendo in campo strumenti non convenzionali, che riuscirono a risollevare l’economia.

Prime tra tutte le Outright Monetary Transactions che si prefissero di attuare uno degli obiettivi fondamentali delineati nello statuto della Banca Centrale: salvaguardare i canali di trasmissione della politica monetaria al fine di evitare che il tasso di inflazione sia inferiore o superiore al 2% nel medio periodo.

Inoltre, tra le manovre non convenzionali attuate, ricordiamo il famoso “bazooka” fortemente voluto dal Presidente della BCE, che  servì ad allentare le condizioni stringenti sul mercato del credito reale. Una manovra, quella del Quantitative Easing che suscitò non poche controversie: la Bundesbank accusava la BCE di finanziare il debito pubblico dei paesi poco virtuosi. Nonostante i numerosi dibattitti, il Consiglio Direttivo riuscì, nell’estate del 2018 a riportare le aspettative di inflazione ad un livello attorno al 2,2%. Tuttavia, poco prima di cedere il testimone a Christine Lagarde, Mario Draghi attuò un altro programma QE per allentare ulteriormente le condizioni del credito.

 

Nel discorso tenutosi in occasione della laurea honoris causae, nell’ottobre 2019 presso l’Università Cattolica, Mario Draghi sottolineò l’importanza fondamentale di un policy maker coraggioso in un contesto di incertezza. Prima del 2014, infatti, non si conoscevano gli effetti di un programma di acquisto titoli su una grande economia, come quella dell’Eurozona, fondata sulle banche. Ed è proprio in un contesto incerto che, come sottolineato dal Rettore Anelli «Mario Draghi ha contribuito in modo unico alla costruzione di un’Europa unita. Come presidente della Banca centrale europea ha disegnato strumenti straordinari per impedire la dissoluzione dell’Eurozona. Ha concepito e reso operativo il programma di unificazione bancaria. Ha introdotto nuove modalità nella gestione della politica monetaria. Ha definito un piano dettagliato per completare e rendere sostenibile l’Eurozona, mantenendo vivo il sogno di un continente unito non solo dal punto di vista monetario ma anche politico, operando nel solco della tradizione dei padri fondatori dell’Europa moderna»segnando una pagina di storia nella politica monetaria internazionale.

 

La fiducia guadagnata alla guida BCE si è subito riscontrata nel momento in cui Draghi decise di accettare l’incarico per la formazione di un nuovo governo. Piazza Affari si avvia verso la migliore chiusura dal dicembre 2013 mentre lo spread è sceso sotto la soglia dei 100 punti base.  Non solo la figura di Draghi mette d’accordo la borsa, anche i cittadini hanno ritrovato un’improvvisa ventata di fiducia nella politica italiana, deludente ormai da anni.

Il lavoro, che si prospetta all’orizzonte per il Presidente del Consiglio, è delicato: dalla scuola ai vaccini passando per il Recovery plan. Una strada tortuosa e incerta, come quella del 2014-2015, che l’attuale Presidente ha saputo affrontare con coraggio e sacrificio, portando l’Eurozona fuori da un contesto economico disastroso. E allora non resta che dire: Buon lavoro Presidente!

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