L’impatto del covid-19 sta radicalmente cambiando le nostre vite e sta conducendo a una crisi del tutto differente da quelle a cui eravamo “abituati” a dover affrontare. Le crisi tradizionali colpiscono la domanda. L’attuale recessione invece sta colpendo al tempo stesso sia la domanda – calano i consumi fuori casa, si ferma lo shopping, il cinema, i teatri – sia l’offerta. Infatti interi settori come turismo, pubblici esercizi e trasporti sono fermi o quasi e la produzione fa i conti con l’assenza di dipendenti e la difficoltà negli approvvigionamenti, poiché le catene di fornitura sono interrotte. Una situazione senza precedenti nella storia recente: un doppio choc come questo si verifica solitamente solo in caso di guerra.

 In questo quadro generale quale potrebbe essere un corretto approccio agli investimenti?

Anzitutto andiamo a osservare alcune regole comportamentali che dovrebbe tenere un buon investitore in una fase turbolenta come quella attuale.

È necessario utilizzare il “buon senso”, ovvero il buon senso del padre di famiglia che siamo soliti sentire nei manuali di diritto. Successivamente occorre tenere a mente tre principi fondamentali:

  1. In una fase come quella di oggi occorre prestare più attenzione agli eventi che accadono, anche quelli più insignificanti; diverso è invece il caso nei periodi di trend dove alcuni fenomeni hanno un impatto molto limitato sui mercati finanziari;
  2. Occorre ridurre quanto più possibile l’esposizione al mercato e al rischio;
  3. Occorre controllare la propria emotività (fattore cruciale!) e mantenere calma e razionalità.

Fatte come caposaldo tali regole, è necessario utilizzare gli strumenti adatti. In queste situazioni è molto utile analizzare il VIX, indice della paura, che misura quanto i mercati variano nel tempo. Solitamente quando questo indice supera il valore i 20 bps il mercato è abbastanza volatile. Dal grafico sottostante si possono notare valori elevatissimi a marzo 2020, in linea con le crisi precedenti.

fonte: investing.com

Ma vediamo ora come comportarsi più nello specifico con le singole asset class in momenti di crisi.

Obbligazioni. È la parte di portafoglio che sicuramente viene considerata erroneamente a basso rischio, dal momento che tali titoli riconoscono una cedola periodica e a scadenza restituiscono il capitale. Infatti, in questo momento bisognerebbe stare il più possibile lontani dai titoli High yield e dai mercati emergenti. I titoli High Yield sono titoli ad alta redditività emessi da società private in difficoltà finanziaria che pur di accaparrarsi i mezzi necessari alla sopravvivenza sono disposti a corrispondere tassi di interesse più elevati. Stare lontano da strumenti illiquidi che possono diventare trappole da cui non si riesce più ad uscire. È quindi importante evitare le obbligazioni non quotate che rappresentano il massimo grado di illiquidità. Generalmente sono considerate liquide le obbligazioni che sono state emesse per un ammontare superiore ai 200 milioni di euro e che presentano una media giornaliera di scambi superiore a 500-800 mila pezzi.E’ preferibile privilegiare prodotti di alta qualità. Sarà quindi necessario valutare lo stato di salute dell’ente che emette le obbligazioni. Come attraverso la valutazione del rating.Il rating è un giudizio emesso da società privata specializzata – ad esempio Fitch, Moody’s, Standard & Poor’s – per valutare le società emittenti di titoli sul mercato, sulla base di una scala che va da AAA (massimo grado di affidabilità) fino a raggiungere la D (stato di insolvenza).Dovremmo interessarci più alla fascia che va dalla “ tripla A” alla “tripla B”, considerata come “investment grade” e stare lontano dalla fascia inferiore considerata “speculative grade” caratterizzata da obbligazioni con alto rendimento ma anche alto rischio.Giusto per stare al passo con i temi attuali, Fitch a fine aprile ha declassato i titoli italiani a BBB, un passo dal livello spazzatura (junk).Inoltre se si è incerti sulla stabilità di un’emittente, fatto alquanto probabile in questo periodo, è utile tenere in considerazione il seguente strumento, il CDS. Il CDS, acronimo di “credit default swap”, sono una sorta di assicurazione, contro il rischio di “credit event”, e sono utilizzati come strumento per misurare il grado di rischio di un’emittente. Tecnicamente si tratta di un contratto tra due parti per scambiarsi il rischio di credito; chi acquista tale strumento paga un premio assicurativo e in cambio ottiene una protezione in caso di default dell’emittente.  Il CDS è espresso in forma numerica e maggiore sarà il valore, maggiore sarà anche il rischio di default dell’emittente.Di conseguenza se si teme il default di un emittente detenuto in portafoglio si può valutare l’acquisto di un CDS relativo a quella società, in modo tale da assicurarsi contro il rischio di insolvenza.

Azioni. Acquistare un’azione vuol dire acquistare un titolo rappresentativo di una parte (quota) di una società per azioni. Nel lungo periodo il valore di questo titolo tende a rispecchiare i risultati della società: se la società andrà bene, il titolo salirà, ma se la società va male, farà il contrario. Per scegliere i titoli giusti su cui puntare, quindi, è meglio conoscere bene l’azienda e il business in cui opera, solo in questo modo saremo in grado di capirne le prospettive e l’andamento. Se si è avversi al rischio, forse è meglio che la volatilità scenda intorno a 20 bps per poter ricominciare a fare piani di rientro graduali. E’ inoltre molto importante, come detto precedentemente, fare attenzione ai settori in cui si investe. Questa crisi ha evidenziato settori più performanti, che partiranno prima nel breve periodo. Tuttavia, come segue, si analizzano anche settori che ne escono fortemente colpiti.  Il peggior settore da inizio anno è stato quello l’energetico mentre il migliore quello dei beni di consumo. Andando nel dettaglio la migliore industria è stata il food retail, (negozi alimentari), che sale dell’11,4% ad oggi contro la peggiore che è stata quella dei grandi magazzini, che scende del 73,4%. La seconda peggior industria è quella degli hotel, resort e crociere che scende del 67,8%. La seconda migliore il settore aurifero che sale del 8,5%, seguito come terzo migliore dal settore Internet Services e l’e-commerce. (Dati dei mesi marzo-aprile). Gli investitori si stanno riposizionando di conseguenza.

Materie prime. Costituiscono sicuramente il miglior aggancio all’inflazione, che ciclicamente tornano a svolgere un ruolo importante nel portafoglio, specialmente dopo un periodo di prezzi molto bassi. All’interno di questa classe di investimento può essere interessante focalizzarsi sull’oro, che fa parte della classe dei metalli preziosi.

Quando c’è molta incertezza sui mercati l’oro è storicamente una valida alternativa. In questo momento c’è però un’incognita da non sottovalutare. La Russia che negli ultimi 5 anni è stata un compratore eccellente di Oro ha deciso che non ne acquisterà più e che anzi potrebbe iniziare venderlo. Le vendite di petrolio non rendono più come qualche mese fa e la Russia ha bisogno di incassare. Se si mettesse a vendere la quotazione dell’oro potrebbe risentirne. Inoltre, ricordiamoci che l’oro è un bene rifugio non un investimento e come tale va trattato. Nei momenti di rischio può andare bene ma quando comincia una fase di stabilità l’oro non rende nulla.

Prodotti di investimento collettivo. In un periodo come questo è consigliabile optare per prodotti di investimento collettivo. Gli organismi di investimento collettivo del risparmio, in acronimo OICR, anche detti fondi di investimento, in Italia, sono organismi con forma giuridica variabile che investono in strumenti finanziari o altre attività somme di denaro raccolte tra il pubblico di risparmiatori, operando secondo il principio della ripartizione dei rischi. Infatti, i fondi comuni di investimento o le gestioni patrimoniali hanno insito il principio della diversificazione. Oggi comprare singoli titoli o panieri di titoli è molto rischioso.

Liquidità. È una parte talvolta assente all’interno di un portafoglio ma riveste un ruolo essenziale.È la componente a minor rischio, però anche senza rendimento. In periodi volatili come questi è fondamentale anche essere liquidi. Infatti, da un lato evita di subire le conseguenze della caduta dei mercati e dall’altro permette di avere liquidità necessaria per riacquistare strumenti quando i mercati si stabilizzeranno e ripartiranno.

A questo punto è necessario tenere bene a mente il principio della diversificazione. “Non bisogna mettere tutte le uova nello stesso cestino”. Se l’investitore ha nel suo portafoglio «una percentuale di azionario, che in questi giorni determina minusvalenze importanti, ma allo stesso tempo ha inserito elementi di diversificazione, come titoli del Tesoro americani, Bund tedeschi a lunga scadenza, strumenti finanziari che hanno come sottostante l’oro, valute di un certo tipo, ecco che allora può controbilanciare le perdite».

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